IMOLA-NORDKAPP 2012
DIARIO DI VIAGGIO
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Ho detto duri? Sono stati durissimi! Inoltre, come se non bastasse, arrivati in Finlandia il navigatore ci indicava di proseguire per 220 km diritto, quindi per risparmiare la batteria, noi abbiamo pensato di spegnerlo, … 
azione sconsiderata… perché non so come, abbiamo sbagliato strada, percorrendo circa 200 km in più (ma non dovevamo andare solo diritto?) e per ironia della sorte, il tratto di strada errato, è stato anche l'unico nel quale non abbiamo preso pioggia! C'era quasi da ringraziare! Ma non è finita! Si aggiunga che ho anche perso un guanto, (ogni tanto lo toglievo per verificare con il Tab se il navigatore ci stava dando le indicazioni corrette), guanto (preziosissimo) che però siamo riusciti a recuperare, ripercorrendo per circa un paio di km la strada a ritroso, a bassissima velocità (papà in tutto questo era estremamente tranquillo e silenzioso…).
 
Finite le sventure? No di certo! In Autogrill non ci siamo accorti che il self service della pompa di benzina era abilitato solo alle carte di credito finlandesi, e noi che, forse stravolti, non eravamo stati attenti a leggere le scritte, ci siamo fatti mangiare la nostra! Per un attimo mi sono sentita "persa", o come sotto la nuvola di Fantozzi: tutte le avversità si mettevano in fila: acqua, freddo, fame, sonno e ora… anche povertà! Invece, ecco che l'addetto della stazione, come un personaggio buono dei romanzi (direi più dei Thriller in quel momento), viene in nostro soccorso e riesce a restituirci la nostra preziosa carta di credito e facciamo benzina pagando con €uro, si €uro perché in Finlandia hanno gli €uri!!! Durante quella sosta, abbiamo incontrato un motociclista tedesco di ritorno dal raduno Moto Guzzi a Nordkapp, il quale ci avvertiva che le temperature che avremmo trovato di lì innanzi, sarebbero state sempre più gelide. Evviva! Abbiamo optato per un pranzo veloce (a base di Pizza, ma che pizza non era proprio) guardandoci negli occhi, io e papà… capivo che era preoccupato per me, dunque gli restituivo uno sguardo sicuro, perché si sentisse sereno che la sua "piccoletta" non temeva nulla (ho anche pensato che avrei un futuro come attrice!). Lui mi è sembrato confortato e dunque siamo partiti. Quando siamo entrati nei confini norvegesi, i distributori di benzina erano scomparsi ma avevamo già riempito le tre taniche che prima contenevano l'olio, con benzina (seguendo il suggerimento che tutti i motociclisti che avevano affrontato questo viaggio prima di noi, avevano lasciato scritto), ma non eravamo del tutto tranquilli, perché avevamo sì un'autonomia nel serbatoio di circa 70-80 km (a cui si aggiungevano altri 60 per i tre litri delle taniche), ma stavamo viaggiando in mezzo al "niente" e senza incrociare praticamente nessuno. Dopo una 30na di km in riserva abbiamo finalmente visto un cartello che indicava che avremmo raggiunto un paese….. dopo 10 km… "ci sarà un distributore!" ci siamo detti, e infatti c'era, anzi ce ne erano 3 nella distanza di 1 km. Lì abbiamo incontrato due italiani di Pescara, che tornavano giù da Capo Nord, i quali ci hanno avvisato anche loro delle fredde temperature e che le condizioni climatiche erano pessime. Ripartiamo. Attraversiamo il primo altopiano per arrivare ad Alta, dove ci fermiamo per un panino al volo, stremati dal freddo. Papà non parla, batte i denti, io pure, ma ormai mancano "solo" 200 km ad Honningsvåg, che si trova a 35 km da Nordkapphallen. 
Sono le 21,30 e ripartiamo, dopo aver cercato un po' di calore anche con l'apparecchio per asciugare le mani, (che abbiamo trovato nei bagni della stazione di servizio) e di preservare e sfruttare calore, appoggiando ad esempio i guanti sopra la marmitta della moto per riscaldarli, per affrontare al meglio delle nostre possibilità umane l'ultimo stint (che in gergo è l'ultimo "strappetto" di strada).
Quei pochi chilometri sembrano interminabili. Usciamo da Alta e ci troviamo su una strada dritta con dei leggeri saliscendi della quale, all'orizzonte, non si vede la fine. Diritti è però impegnativo starci a causa delle forti raffiche di vento a cui si associano anche orde di animali vaganti (renne, mucche, pecore). In questo "inferno" i km non passavano mai: il vento pungeva, tagliava, faceva veramente male, dava fastidio (fortunatamente la moto era però piantata per terra)... Nel mentre utilizzavamo il più possibile l'interfono per sdrammatizzare, per farci coraggio, per trovare la determinazione a proseguire ostinati verso la meta. Secondo la cartina, dovevamo superare una "lingua di mare", ma non avevamo idea di come l'avremmo superata. Questo tratto si percorre in un tunnel sotto il mare (Nordkapptunnelen). Si scende e si scende e si scende, e ti si tappano le orecchie, e poi si sale e si sale e si sale, e tu non sai proprio cosa ci sia dall'altra parte, ma ti aspetti qualcosa che ti dia il senso dell'arrivo… invece esci e trovi un paesaggio si "migliore" di prima (ora costeggi il mare), che però non ti permette di capire se davvero ti stai avvicinando e comunque non migliorano le tue condizioni fisiche rispetto al clima, ancora più rigido, perché inasprito dalla nebulizzazione salata delle onde…
É mezzanotte e mezza e il cielo è luminoso, sembra giorno: è una sensazione indescrivibile, stupenda, toccante, unica. Intorno ancora pioggia incessante e freddo, un freddo che non si può raccontare: noi non ci sentiamo più molte parti del corpo, che sono al limite del congelamento. Corriamo verso l'entrata dell'hotel dove la receptionist, che parla italiano (in quanto ex moglie di un italiano), ci racconta della tempesta che giorni prima ha colpito Honningsvåg e sostiene che siamo pure stati fortunati a non prenderla… ah beh, certo, se questa si chiama fortuna, allora!!! Decidiamo con papà, in considerazione del clima e del tempo (terribili e insostenibili entrambi), che una volta giunti a destinazione, torneremo "velocemente indietro" (quanto veloci possono essere oltre 1000 km… papà prima mi domanda se me la sento di fare così. Io rispondo solo "si"), quindi papà riserva già la prenotazione all'hotel di Piteå. L'ultima cosa che vedo prima di addormentarmi, è mio padre che con google maps invia la localizzazione (come ogni volta che si conclude la tappa e siamo in hotel), poi perdo i sensi. |