IMOLA-NORDKAPP 2012
DIARIO DI VIAGGIO
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Dopo aver dormito come sassi, al risveglio prendiamo la moto e andiamo a vedere quel che io chiamerei la fine della civiltà… infatti nel tragitto si incontrano animali, ma di esseri umani, neanche l'ombra. Tremendi anche questi ultimi 35 km: il vento ci uccide (o cerca seriamente di farlo), tira fortissimo. Il passo di crociera di papà è alto, e ad un certo punto alle nostre spalle un'altra moto… papà (da maschio), ingaggia una "sfida" con l'altro motociclista, ma la moto ci supera. (Io che inizialmente non avevo capito della sfida in corso, dico a mio padre all'interfono: "pa', guarda che oramai ci siamo, non c'è fretta!")… come detto, perdiamo la "gara" con questo motociclista spagnolo, che passa ("vince" aggiungo io) e va… Resistiamo al vento e al freddo e ora siamo in fila per arrivare alla cupola, (abbiamo fatto la fila con la moto rivolta in direzione del vento, perché era molto duro, a causa delle. raffiche, stare fermi in equilibrio senza farsi buttare giù quando arrivava violento di lato). L'attesa e lo sforzo dura mezzora all'incirca e dopo un po' (e Euro 30 totali di ingresso), eccoci dentro la cupola. Parcheggiare la moto è stato difficile, il vento era talmente teso che alcune moto, purtroppo, erano cadute, invece la nostra no, era protetta da un camper. Era una settimana che aspettavamo questo momento… per vedere… il nulla... un nulla che vibra, che confonde, che ti emoziona: davanti a noi c'era una distesa infinita di mare che si mescolava con il cielo, senza una netta definizione, e poi le nuvole… quanto sono belle le nuvole basse, sono giganti! Io e papà ce ne stiamo lì, abbracciati, appoggiati l'uno all'altro, per un po'.
All'interno della cupola compriamo qualche ricordino (in cima alla lista dei desideri, c'era l'adesivo ufficiale di Nordkapp da attaccare subito alla moto), ma soprattutto ci riscaldiamo. Devo dire che non avevo mai visto e sentito un vento del genere. Per colpa del vento, per arrivare al mappamondo, lì in cima, ci abbiamo messo un sacco. Se la raffica era alle tue spalle dovevi correre; se ti arrivava di lato, sembravi ubriaco. Se il vento ti arrivava contro, frontale, era come se ti avessero cementato i piedi, ed era un impresa impegnativa muovere un passo avanti. Ma noi, io e il centauro, io e papà, insieme, non abbiamo paura di niente e in cima ci siamo arrivati; abbiamo ovviamente scattato qualche foto per immortalare la natura, la bellezza, noi stessi che sembriamo oramai statue di ghiaccio senza espressione, e poi come detto, siamo ripartiti: le condizioni climatiche non ci permettono certo di sostare di più in questo luogo, in questo paesaggio. Abbiamo deciso di toglierci da questo freddo micidiale e ritornare a Piteå: i km sono tantissimi, ma la luce c'è sempre.
Arrivati quasi ad Alta, ci fermiamo sì per un pranzo veloce, ma principalmente per comprare un paio di guanti da montagna ben imbottiti: le mani fanno male, si tagliano come se tutto quello che toccano fosse una lama; persino un anello mi ha ferito. E' una sensazione che non auguro a nessuno: il caldo dà fastidio, ma il freddo ammazza dolorosamente. Ancora adesso, se ripenso a quei giorni rabbrividisco...
Il tempo vola e bisogna attraversare la Finlandia e poi la Svezia, e sappiamo già che le renne, i lavori in corso e chissà che altro, ci aspettano e rallenteranno il nostro passo; oltre a ciò anche la stanchezza inizia davvero a pesare... Verso le 20 ci fermiamo in Finlandia (fa ridere detto così) e troviamo solo un minimarket aperto e un self service (dove facciamo un rabbocco di benzina. Ricordatevi che per fare benzina, poichè invece i benzinai sono chiusi a quell'ora, potete utilizzare solo la carta di credito, altrimenti niente, dovete aspettare la riapertura). Nel minimarket scambiamo due chiacchiere con una finlandese (era appena tornata da un viaggio in Italia) e lei ci parla del clima caldo, del mare, del sole… "banalità" penso, sorpresa di pensarlo. Ci fermiamo di fronte al minimarket per mangiare, ma ci sono un sacco di moscerini davvero fastidiosi che rendono la cena impossibile e a tratti disgustosa… In Finlandia c'è un'ora di fuso in avanti, e infatti benché ci sia ancora la luce non c'è un'anima in giro, tutto appare abbastanza malinconico...
Ripartiamo. Sono quasi le due di notte, e ci troviamo in Svezia, ma di benzinai nemmeno l'ombra, insomma non si vede proprio nessuno a perdita d'occhio. Mi serve una toilette, ma non sappiamo dove fermarci. Opto per una soluzione naturalistica: mi tocca fare anche questo in questa avventura. Decidiamo di aggiungere un po' di benzina in serbatoio, prendendola dalle taniche di riserva. Mi guardo intorno: ci siamo solo noi e qualche caravan parcheggiato nei rientri lungo la strada. E'freddo, umido, i laghetti che costeggiano la strada creano una nebbia che ci appanna la visiera e il carburante resta l'incognita cardinale. Mancano meno di 200 km a Piteå, ma finchè non arriviamo nella strada a grande scorrimento, non potremo rifornirci… si è vero abbiamo ora un'autonomia di circa 100 km più la riserva di 2 taniche (altri 40 km), ma sono pochi (oppure tanti, dipende da dove si trova il prossimo benzinaio!)... mi viene mal di pancia per l'ansia. Ma eccoci, entriamo finalmente nella strada principale, vedo dei lavori in corso! Stanno rifacendo l'asfalto con delle tecniche che a noi in Italia, fanno una pippa! Poiché riscaldano l'asfalto con dei forni, quando ci passiamo vicino è una goduria. Oh! Non mi pare vero, sebbene puzzi… un po' di caldo ci circonda... ed ecco anche il benzinaio! Benzina, una pulita ai caschi pieni d'insetti e una foto. Si una foto, perchè siamo "al sicuro", sono le due di notte, ma la luce è sempre presente, quasi non ci credo! Ecco anche il cartello Piteå ad accoglierci… 50 km ancora, yeah! non vedo l'ora di farmi una doccia bollente. Tremo, ma non me ne accorgo, sono talmente stanca, anzi distrutta, che non mi rendo conto delle mie azioni, sragiono, ho persino dimenticato di mettermi nel casco la parte che lo rende integrale (mentoniera) e il viso brucia dal freddo. L'interfono è morto da un po'e i km anche qui non passano mai e allora penso "Imola-Bologna sono 30 km e ci vuole un attimo a percorrerli, saranno veloci anche qui!". E invece no, non arriviamo mai, sono affaticata o per meglio dire, siamo stanchi, indeboliti vogliamo solo arrivare e papà è preoccupato che siccome sono le 2 passate, all'hotel non ci sia nessuno ad aprirci la porta....
"Welcome to Piteå" non ci credo, siamo arrivati siii! La receptionist dell'hotel è mooolto carina e gentile e ci ha aspettati appositamente. Papà la trova molto piacente, (e parla ancora di lei come una "medicina naturale" per resuscitare). Quando papà le porge la carta di credito, lei ride per quanto è ghiacciata! Comunque, come da mio pronostico, doccia bollente e mi fiondo a letto, ho un gran bisogno di dormire e anche papà...
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